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E’ davvero sorprendente che si debba registrare l’ennesimo scomposto e immotivato attacco al sistema delle concessionarie auto

Roma, 22 gennaio 2004

 

COMUNICATO STAMPA

 

Fabrizio Palenzona, Presidente dell’AISCAT, l’associazione che riunisce le concessionarie autostradali italiane, interviene a proposito della polemica sollevata sulla questione degli investimenti autostradali.

“E’ davvero sorprendente che si debba registrare l’ennesimo  immotivato attacco al sistema delle concessionarie autostradali, da parte di alcuni parlamentari dell’Ulivo e di un ex consulente del Nars. Devo ribadire che le società autostradali operano in base a contratti con lo Stato, che fissano in maniera chiara e ineludibile i reciproci impegni. A tali impegni le concessionarie non sono mai venute meno, sia   per quanto riguarda gli investimenti di manutenzione, che l’ammodernamento e il potenziamento della rete. A questi investimenti corrispondono automatismi di adeguamento tariffario, fissati con la formula del price-cap.

Quanto alla questione dei cosiddetti extra-profitti, riferita alla società Autostrade, la maggiore concessionaria italiana ed europea, devo ricordare che la sua privatizzazione, realizzata durante il Governo D’Alema, fruttò allo Stato oltre 16.000 miliardi di vecchie lire, una cifra pari a 4,5 volte il patrimonio netto di allora.

Dalla privatizzazione ad oggi, il profitto medio rispetto al capitale investito si aggira attorno al 5%, rendimento inferiore a quelli comparabili di mercato.

I ritardi degli investimenti registrati sono sempre dovuti a cause esterne ed hanno comportato oneri aggiuntivi a carico della Società Autostrade per oltre 1 miliardo di Euro. Un esempio è la realizzazione della principale opera prevista dalla convenzione del 1997, la Variante del Valico bloccata per quattro anni per l’opposizione dell’allora ministro Bordon.

Mi chiedo come si possa parlare di extra-profitti, se non con l’evidente finalità di dare un messaggio distorto e fuorviante all’opinione pubblica.

Il controllo e la limitazione contemporanea delle tariffe e dei volumi di traffico si richiamano a impostazioni pianificatorie al di fuori degli orientamenti giuridici ed economici comunitari.

Infine, è incomprensibile la richiesta di un ulteriore rinvio del varo di investimenti per 4,7 miliardi di Euro previsti dal IV Atto Aggiuntivo.

Significherebbe rinviare ancora l’ammodernamento infrastrutturale del Paese, la ripresa dell’economia, il rilancio dell’occupazione.

Come dire, tanto peggio, tanto meglio!

Può essere questo l’obbiettivo di chi si candida a governare il Paese?

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